Mercoledì 02 Maggio 2012 22:55

L'evoluzione degli alberi

Scala dei tempi geologiciBreve ed incompleta storia dell'evoluzione degli alberi. Incuriosito dai primi capitoli di "Storia dei boschi - Dalle origini a oggi" di Hansjörg Küster edito da Bollati Boringhieri (ISBN: 978-88-339-1915-7) sono andato a curiosare su internet e ho trovato su Wikipedia quanto segue. A questo proposito vorrei ringraziare tutti coloro che condividono il loro sapere con il resto della popolazione umana e lo fanno gratuitamente e con il solo spirito della divulgazione.
I testi qui riportati sono un semplice copia/incolla dei capitoli dedicati alla flora nelle pagine di ere, periodi ed epoche (Scala dei tempi geologici ) e rimangono vincolati alle norme della Creative Commons License - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Buon viaggio nei milioni di evoluzione dei vegetali!

Cambriano

da 542,0 ± 1,0 a 488,3 ± 1,7 milioni di anni fa

È comunemente accettato che non ci fossero piante sulla terra, che quindi doveva apparire spoglia e priva di vegetazione da un capo all'altro dei continenti. È tuttavia possibile che si sia gradatamente formato in alcune aree un sottile strato di licheni, alghe o microscopici funghi.

Ordoviciano

da 488,3±1,7 a 443,7±1,5 milioni di anni fa

È possibile che i funghi marini si siano sviluppati data la disponibilità di carcasse animali e altri residui da decomporre.
Le alghe verdi erano piuttosto comuni nel Tardo Cambriano e nell'Ordoviciano e dalla loro evoluzione ebbero origine le piante. Le piante terrestri si svilupparono dapprima come muschi non vascolari simili alle epatiche del tipo Marchantiophyta. Spore fossili di piante terrestri sono state identificate nei sedimenti dell'Ordoviciano superiore.
Le prime forme di funghi terrestri erano del tipo micorriza arbuscolare e hanno giocato un ruolo importante nel facilitare la colonizzazione della terra da parte delle piante attraverso la simbiosi micorrizica, che mette i nutrienti del terreno a disposizione delle cellule vegetali. Sono stati ritrovati fossili di Ife e spore fungine dell'Ordoviciano risalenti a 460 milioni di anni fa, quando la flora terrestre doveva consistere essenzialmente di briofite non vascolari.

Siluriano

da 443,7 ± 1,5 a 416,0 ± 2,8 milioni di anni fa

Il Siluriano fu il primo periodo di cui abbiamo macrofossili di grandi bioti terrestri, che formarono distese di muschi sul bordo di laghi e corsi d'acqua.
I primi esemplari di fossili di piante vascolari, cioè piante terrestri con tessuti in grado di trasportare il nutrimento, risalgono a questo periodo. I più antichi rappresentanti di questo genere sono la Cooksonia, perlopiù nell'emisfero settentrionale, e la Baragwanathia in Australia. Successivamente comparvero le prime piante dotate di xilema e floema, ma ancora senza differenziazione nelle radici, nello stelo o nelle foglie, come le Psilophyta ramificate che si riproducevano per spore e probabilmente erano in grado di effettuare la fotosintesi clorofilliana nei tessuti esposti alla luce. Tuttavia né i muschi, né le piante vascolari erano dotati di radici profonde.

Cooksonia

La cooksonia (gen. Cooksonia) è la più antica pianta terrestre conosciuta. Visse tra il Siluriano superiore e il Devoniano (420-370 milioni di anni fa) e i suoi resti si rinvengono in quasi tutti i continenti.
La struttura della cooksonia era molto semplice: in sostanza, era costituita da uno stelo che si biforcava in una quantità di rami a forma di Y. Le piante più semplici possedevano appena uno o due rami, mentre altre forme potevano avere anche cinque o sei livelli di ramificazioni. Ogni ramo, all’estremità, portava una capsula ovoidale o reniforme, contenente spore con sculture dell’esina.

Baragwanathia

La baragwanatia (gen. Baragwanathia) è una pianta estinta appartenente alle licofite. I suoi resti fossili si rinvengono nell’emisfero australe, in particolare in Australia, in terreni del Siluriano superiore e del Devoniano inferiore (400-390 milioni di anni fa).
Questa pianta aveva un corpo molle (erbaceo) con una ramificazione a forma di Y, ed è una delle più antiche licofite conosciute. È conosciuta principalmente grazie a esemplari frammentari di rami con foglie lunghi fino a 28 centimetri; i rami erano larghi di solito uno o due centimetri. Le foglie, che ricoprivano totalmente i rami più giovani, erano di forma semplice e allungata, larghe fino a un millimetro e lunghe fino a quattro centimetri. Le loro dimensioni si mantenevano costanti per tutta la lunghezza della pianta fino all’apice; quest’ultimo poteva essere a punta arrotondata oppure aguzzo. Le capsule che racchiudevano le spore erano localizzate nel punto in cui la foglia si univa al fusto principale (assile).
Habitat
La baragwanatia era una delle più antiche piante terrestri; cresceva nei bassopiani e nelle pianure alluvionali. L’habitat di questa pianta, in ogni caso, doveva essere particolarmente umido.

Devoniano

da 416,0 ± 2,8 a 359,2 ± 2,5 milioni di anni fa

Erano molto diffuse le psilopsidi, si svilupparono gruppi di pteridofite quali licopsidi, sfenopsidi e pteropsidi e incominciarono ad apparire le prime spermatofite (pteridosperme e cordaitali). Da segnalare la Barrandeina.

Pteridophyta

Il termine Pteridofite viene utilizzato per riferirsi ad un gruppo di crittogame vascolari a cui appartengono specie usualmente note come felci, equiseti, licopodi e selaginelle. Queste piante sono cormofite: sono piante già evolute costituite da un fusto, delle vere radici e foglie, e posseggono un sistema vascolare. Sono difatti le prime piante terrestri che hanno cominciato a differenziare un sistema di trasporto dei fluidi, permettendo così un ulteriore accrescimento in altezza (a differenza delle Briofite (muschi) che, essendo le piante terrestri meno evolute non sono riuscite ad affrancarsi totalmente dalla vita acquatica). Le Pteridofite sono organismi aplodiplonti con alternanza di generazioni antitetiche eteromorfiche con netto predominio dello sporofito sul gametofito. Le felci sono un gruppo antico, apparso già nel Devoniano inferiore e rappresentato ancor oggi da circa 11.000 specie.

Barrandeina

L’aspetto di questa pianta era piuttosto curioso: vi era una sorta di tronco tozzo, costituito da coste arrangiate a spirale, irregolari, larghe e piatte. Questo tronco terminava in tre rami, che a loro volta probabilmente portavano fronde sottili. In generale, l’aspetto di Barrandeina doveva essere molto diverso da quello di altre piante devoniane, come Protolepidodendron, Archaeopteris, Pseudosporochnus e Wattieza, dotate generalmente di alti fusti di forma slanciata. Le dimensioni di Barrandeina non dovevano superare qualche decina di centimetri in altezza.

Protolepidodendron

Questa pianta era costituita da steli dicotomici dal diametro di circa 1,5 centimetri. Le foglie possedevano punte biforcate, disposte a spirale sui rizomi e sui rami eretti dicotomici. Le basi foliari erano a forma di fuso e ricoprivano completamente la superficie dei rami. Le cicatrici foliari delle foglie cadute avevano la forma di cuscinetti ovali di forma allungata, e rappresentano i primi stadi di sviluppo di un tipo di cicatrice foliare che si è rinvenuta a un ben altro stadio di evoluzione nelle licopsidi più evolute del genere Lepidodendron. Rispetto ai suoi probabili discendenti, il protolepidodendro era di dimensioni molto modeste e, soprattutto, conservava ancora un carattere erbaceo.

Archaeopteris

Questa pianta terrestre fu una delle prime a raggiungere dimensioni considerevoli: si stima che l’altezza media degli esemplari appartenenti a questo genere potesse superare i dieci metri. Le dimensioni, in ogni caso, erano molto variabili. Le fronde assomigliavano a quelle di alcune conifere, ed erano dotate di un asse intorno al quale i germogli erano disposti sui lati opposti di un singolo piano. Le foglie erano cuneiformi e spesso si sovrapponevano fra loro; sui rami fertili erano sostituite da capsule che racchiudevano le spore.

Pseudosporochnus

Questa pianta rappresenta uno dei più antichi alberi noti: possedeva infatti un tronco robusto e l'altezza raggiungeva i tre metri. Il tronco centrale era sostenuto da un gran numero di radici e portava una corona di fronde simili a foglie. Recenti ritrovamenti di cicatrici fogliari lungo i tronchi di Pseudosporochnus ha indotto alcuni studiosi a ritenere che lo stesso tronco fosse ricoperto abbondantemente da altre fronde laterali, capaci di staccarsi alla base. L'altezza di Pseudosporochnus era considerevole per un albero del suo periodo, e doveva essere una delle piante più alte del Devoniano medio.

Wattieza

Questa pianta è considerata uno dei più antichi alberi apparsi sulla terra. L'aspetto della wattieza doveva essere quello di una gigantesca palma alta circa dieci metri, dalle fronde simili a quelle delle felci. Il tronco era slanciato e portava grandi rami in file longitudinali. I rami, probabilmente, erano separati dal tronco come moduli simili a fronde. La parte bassa del tronco mostra formazioni carboniose e un fondo piatto con molte radici per ancorarsi.

Carbonifero

da 359,2 ± 2,5 a 299,0 ± 0,8 milioni di anni fa

La flora del carbonifero, inizialmente simile a quella dell' Ordoviciano superiore, sviluppò rapidamente nuove specie e divenne estremamente ricca e vigorosa.
Viene suddivisa in due gruppi:

  •     le crittogame vascolari o pteridofite (la grande famiglia delle felci), comprendenti Sphenophyllales (piante rampicanti lianiformi), lepidodendrali, licopodiali, equisetali (equiseto o coda di cavallo), filicali (felci).
  •     le fanerogame gimnosperme, comprendenti pteridosperme, cicadine, cordaitine, conifere: questi vegetali, alcuni dei quali ancora esistenti ma con dimensioni ridotte, erano in taluni casi giganteschi.

Le lepidodendrali erano rappresentate da grandi alberi: i Lepidodendron, le Sigillaria, le Stigmaria raggiungevano decine di metri di altezza.

Sphenophyllum

Questa pianta era di tipo erbaceo e forse di aspetto simile alle liane attuali, anche se misurava solo una trentina di centimetri. Probabilmente cresceva come una pianta infestante, formando cespugli simili alle rubiacee attuali (ad es. Galium). Il fusto era sottile (1 o 2 centimetri di diametro) e pieno, suddiviso in articoli e con un numero limitato di coste. Le foglie, lunghe 1,5 centimetri in media, erano poste lungo l’intero fusto; queste erano strette alla base ma si allargavano verso l’estremità distale un arco dentellato. Le nervature non erano mediane, ma suddivise seguendo una dicotomia. Su uno stesso ramo, spesso, le foglie basali erano semplici, mentre quelle poste in alto erano divise.
Le spighe fruttifere erano costituite da verticilli simili a scaglie, sui quali erano presenti sporangi e foglie sterili.

Lepidodendron

Alti anche trenta metri, i lepidodendri appartenevano alle licofite arboree.
Il loro fusto era ricoperto da vistose cicatrici fogliari disposte a spirale; le foglie, lineari, corte e a sezione quadrangolare, erano presenti solo sui rametti più giovani. Il tronco dei lepidodendri, alla base, poteva raggiungere un diametro di due metri, e si biforcava solo in alto. Queste piante avevano anche un accrescimento secondario del fusto, a opera di un cambio.

Sigillaria

Questo grande albero primitivo aveva un aspetto decisamente caratteristico: il tronco snello, infatti, terminava in un apice costituito da pochi rami, in genere due, dalle fronde a forma di stilo. Un'altra caratteristica che distingue la sigillaria dalle altre lepidodendracee (come Lepidodendron) era la struttura delle cicatrici fogliari presenti sulla corteccia dopo che le foglie erano cadute. Alto oltre 20 metri (in alcuni casi anche 30), questo albero possedeva basi fogliari disposte elicoidalmente sul tronco ma allineate in senso verticale.
Le foglie erano più lunghe rispetto a quelle di Lepidodendron, e possedevano un aspetto lineare e lanceolato: la larghezza era di un solo centimetro circa, mentre la lunghezza poteva arrivare al metro. L'insolito aspetto della sigillaria era dovuto ai rami molto corti e alle lunghe foglie fittamente ravvicinate, che formavano grandi ciuffi situati al termine del tronco.

Permiano

da 299,0 ± 0,8 a 251,0 ± 0,4 milioni di anni fa

La flora permica è caratterizzata da due province floristiche molto diverse: nell'emisfero settentrionale (Laurasia) prevalsero associazioni tipiche di climi caldi; soprattutto nel Permiano inferiore è molto simile alla flora di foresta tropicale umida vista nel carbonifero superiore (Calamites, felci, Lepidodendron, Sigillaria ecc.). Tale ambiente subì un'evoluzione durante tutto il Permiano ed il prevalere di condizioni sempre più aride ed inverni sempre più freddi, e la vegetazione tropicale venne gradualmente sostituita da piante xerofitiche di piccole dimensioni con fogliame ridotto, con una prevalenza, nel permiano superiore, di conifere, cicadacee, e ginkoacee primitive, che preannunciano le flore mesozoiche. Nei continenti dell'emisfero meridionale, invece, raggruppati nella Gondwana, dominarono associazioni a piccole felci di aspetto linguoide tipo Glossopteris, probabilmente adattatesi anche ai climi freddi.

Calamites

A questo genere appartengono i più noti tra gli equiseti arborei che costituivano una grande parte delle foreste carbonifere. Come molte piante primitive, la calamite raggiungeva altezze ben superiori a quelle dei suoi attuali parenti; di solito era alta circa 10 metri, ma in alcuni casi sembra che potesse raggiungere anche i 20. Un robusto rizoma sotterraneo, provvisto di radici avventizie su ogni nodo, era l’origine degli steli aerei. I rami e le foglie erano riuniti su fusti subaerei in verticilli formatisi sui nodi.

Cycadales

« Non era il puro e semplice gigantismo che sembrava caratteristico del gruppo – i più grandi spermatozoidi, le più grandi cellule uovo, i più grandi apici vegetativi, i più grandi coni, i più grandi qualsiasi-cosa del mondo vegetale - ad affascinarmi. Era piuttosto la sensazione che le cicadi fossero forme di vita brillantemente adattabili e piene di risorse, dotate di capacità insolite e di sviluppi che avevano consentito loro di sopravvivere per duecentocinquanta milioni di anni, mentre moltissimi loro contemporanei erano caduti perdendosi lungo il cammino. »   
(Oliver Sacks, L'isola delle cicadine, p.222)

Glossopteris

A lungo ritenuta una pianta cespugliosa, Glossopteris era in realtà una forma arborescente che raggiungeva un'altezza di circa sei metri. Alcuni fossili, però, fanno pensare che Glossopteris potesse raggiungere un'altezza di circa 30 metri. Il fusto poteva raggiungere un diametro di circa 40 centimetri, e il legno era molto simile a quello delle gimnosperme. I tronchi fossili recano molto chiaramente le impronte degli anelli di crescita.
Le foglie della glossopteride erano molto particolari e si rinvengono piuttosto frequentemente come fossili. La loro forma era lanceolata, allungata, simile a una lingua (da qui il nome Glossopteris, che significa "lingua - fronda); le nervature erano molto tipiche, mente gli stami erano presenti sulla superficie inferiore delle foglie.

Triassico

da 251,0±0,4 a 199,6±0,6 milioni di anni fa

La flora è ancora di tipo primitivo: sono presenti esclusivamente Pteridofite, Licofite, Conifere, Felci arboree, alcune varietà di Ginkgo. Non bisogna dimenticare che, secondo i fossili rinvenuti in varie località, il clima di quest'epoca era molto arido e desertico.

Giurassico

da 199,6 ± 0,6 a 145,5 ± 4,0 milioni di anni fa

Le aride e continentali condizioni caratteristiche del Triassico divennero moderate durante il periodo Giurassico, specialmente alle alte latitudini; il clima umido e molto caldo permise alla giungla di coprire gran parte del paesaggio. Le Conifere dominavano la flora, come nel Triassico; erano il gruppo più diversificato e rappresentavano la maggior parte dei grandi alberi. Le famiglie di conifere tuttora esistenti che si svilupparono durante il Giurassico includono: le Araucariaceae, Cephalotaxaceae, Pinaceae, Podocarpaceae, Taxaceae e le Taxodiaceae. La famiglia di conifere ora estinta delle Cheirolepidiaceae dominava la vegetazione Mesozoica alle basse latitudini, assieme alle Bennettitales, arbustive. Le Cycadophyta erano comuni, come le ginkgo e le felci albero nella foresta. Felci più piccole erano probabilmente le piante di sottobosco più diffuse. Le Caytoniacee furono un altro gruppo di piante di grande importanza in questo periodo e si pensa avessero dimensioni da arbustive ad alberi a basso fusto. Le piante simili alle Ginkgo erano particolarmente comuni alle latitudini centro-settentrionali (anche molto elevate). Nell'Emisfero sud, il podocarpus ebbe grande diffusione, mentre le Ginkgo e le Czekanowskiales erano rare.

Cheirolepidiaceae

Superficialmente simili ai cipressi, le cheirolepidiacee erano caratterizzate da un particolare tipo di polline (assegnato al form genus Classopollis). Alla stessa famiglia sono attribuite anche le piante un tempo classificate come Frenelopsidaceae, caratterizzate da basi fogliari dotate di guaina e punte delle foglie libere ridotte. Si ritiene che alcune specie di cheirolepidiacee siano state le prime piante ad essere impollinate da insetti, dal momento che i loro fossili sono stati ritrovati in associazione con alcune mosche scorpione estinte.

Cretacico

da 145,5 ± 4,0 a 65,5 ± 0,3 milioni di anni fa

Le piante terrestri del Cretaceo sono ben conosciute soltanto nelle regioni dove si hanno successioni continentali, ricche di angiosperme dicotiledoni. La flora cretacica è pertanto abbastanza simile a quella attuale, essendovi rappresentate molte delle classi del regno vegetale. Ne differisce sostanzialmente per la mancanza delle monocotiledoni, le più evolute fra le piante, che appariranno solo alla fine del Cenozoico. Fra le piante acquatiche è da notare il declino delle alghe Solenoporaceae e gimnocodiacee, sostituite dalle corallinacee, le quali avranno il loro massimo sviluppo nel Cenozoico. Poco rappresentate nel Cretaceo sono le cloroficee, comuni solo localmente, e le caracee, meno limitate delle precedenti e più utili stratigraficamente. Importanza rilevante assumono fossili vegetali come le coccolitine e nannoconidi (nannofossili calcarei), microfossili, entrambi comuni e non esclusivi del Cretaceo.
Nel Cretacico superiore iniziò il rapido sviluppo delle Angiosperme.

Paleocene

da 65,5 ± 0,3 a 55,8 ± 0,2 milioni di anni fa

Gli strati geologici del Paleocene immediatamente superiori al limite K-T (passaggio dal Cretacico al Terziario) sono spesso marcati da zone ricche di fossili di felci, poiché le felci sono spesso le prime specie a colonizzare le aree devastate dagli incendi boschivi, questa alta densità di felci nei fossili potrebbe indicare la situazione conseguente alle devastazioni collegate al cratere di Chicxulub, considerato effetto dell'impatto di un enorme meteorite nelle coste messicane della penisola dello Yucatan.
In generale il Paleocene è caratterizzato dallo sviluppo delle odierne specie di piante o di taxa molto vicini; apparvero tra le altre, i cactus e le palme.
Il clima caldo permise la crescita di dense foreste tropicali (il primo insediamento delle moderne foreste pluviali), sub-tropicali e decidue praticamente in tutte le aree del mondo; anche le regioni polari, prive di ghiacci permanenti si coprirono di conifere e alberi a foglia caduciforme. Data l'assenza dei grandi e voraci dinosauri erbivori, le foreste del Paleocene erano probabilmente più fitte di quelle del Cretacico.
Le prime piante fiorite, le angiosperme, che avevano fatto la loro comparsa nel Cretacico, proseguirono il loro sviluppo e proliferarono ampiamente, in contemporanea con l'evoluzione degli insetti che da loro ricavano il nutrimento, ma contribuivano anche alla loro impollinazione.

Eocene

da 55,8 ± 0,2 a 33,9 ± 0,1 milioni di anni fa

All'inizio dell'Eocene, le alte temperature provocarono anche il riscaldamento degli oceani e crearono un ambiente caldo e umido che favorì lo sviluppo degli alberi da un Polo all'altro, tanto che la Terra era praticamente ricoperta di boschi, tranne che nelle zone estreme. Si sono infatti ritrovati fossili e resti ben conservati di cipressi e soprattutto di Metasequoia glyptostroboides nell'isola di Ellesmere, situata al di là del circolo polare artico canadese. Per questi ultimi in particolare non si tratta di fossili, ma di resti originali che si sono ben conservati nelle acque povere di ossigeno delle paludi dell'Eocene, e che furono rapidamente interrati nel fango prima che potesse cominciare il processo di decomposizione. Sono stati pure ritrovati fossili di alberi subtropicali in Groenlandia e in Alaska. L'estensione della giungla arrivava fino al Nord-Est degli Stati Uniti e dell'Europa. Con l'aumento della temperatura le palme si svilupparono anche nel Nord dell'Europa e in Alaska, mentre il genere Metasequoia era ampiamente diffuso.
Verso la metà dell'epoca le temperature cominciarono ad abbassarsi considerevolmente, riducendo di conseguenza le estensioni boschive specialmente alle alte latitudini. L'erba, che aveva fatto da poco la sua comparsa, era limitata ai bordi dei fiumi e non aveva ancora conquistato la savana e le grandi pianure.
Il raffreddamento terrestre fu accompagnato da più sensibili cambiamenti stagionali, per cui gli alberi a foglia caduca che avevano saputo meglio adattarsi all'ambiente, cominciarono ad imporsi rispetto alle specie perenni tropicali. Verso la fine dell'Eocene, i boschi di caducifoglie ricoprivano vaste regioni nei continenti settentrionali, mentre la giungla era confinata all'America del Sud, India e Australia.
L'Antartide, che all'inizio dell'Eocene era ricoperto di boschi temeperati-tropicali, si raffreddò progressivamente cosicché la sua vegetazione, adatta a una temperatura più elevata, scomparì gradualmente tanto che all'inizio del successivo Oligocene il continente si presentava ricoperto di boschi di caducifoglie con estese aree a tundra.

Oligocene

da 33,9 ± 0,1 a 23,03 milioni di anni fa

Le angiosperme continuarono la loro espansione sul mondo intero; le foreste tropicali e subtropicali vengono gradualmente sostituite dai terreni boscosi decidui temperati. Le pianure ed i deserti aperti diventano più comuni. Iniziò una maggiore espansione anche delle erbe, anche se le savane non saranno ancora molto importanti nemmeno alla fine del periodo.
I primi fossili certi di erbe datano al Paleocene superiore nel Nord America, più di cinquanta milioni di anni fa, tuttavia le erbe erano ancora poco diffuse all'inizio dell'Oligocene, quando la temeperatura calda e umida favoriva altri tipi di piante. Con il raffreddamento del clima le erbe ebbero maggiori possibilità di sviluppo, e mano a mano che i boschi tropicali si ritirarono verso l'equatore, ebbero la possibilità di colonizzare nuovi spazi nelle regioni temperate.
In base ai reperti fossili, risulta che le distese erbose apparvero dapprima in Asia, seguendo lo sviluppo dei roditori. Questi animali avevano sviluppato una dentizione e un apparato digestivo che li metteva in grado di utilizzare il gambo e le foglie delle erbe.
Durante l'Oligocene, le piante succulente e i cactus svilupparono la fotosintesi CAM, un nuovo metodo di fissazione del carbonio che rendeva più efficace la fotosintesi; tuttavia queste piante non divennero ecologicamente significative fino alla fine del Miocene.
Alcuni fossili carbonizzati conservano tessuti organizzati secondo l'anatomia di Kranz, con cellule fascicolari intatte, il che permette di identificare un metabolismo vegetale C4 nelle graminacee del tempo.

Miocene

da 23,03 a 5,332 milioni di anni fa

La flora, molto ricca, indica con la scomparsa graduale di piante tropicali, che l'Europa subiva un raffreddamento rispetto alle epoche precedenti, ma conservava ancora un clima più caldo dell'attuale, cosicché potevano vegetare palme, eucalipti, Pittospori, tuie e sequoie; verso la fine del miocene un raffreddamento ha provocato la diffusione di pioppi, platani, ontani, aceri, salici, querce e varie conifere. Un importante giacimento di piante fossili del miocene inferiore si trova presso Ohningen (Lago di Costanza).
I cambiamenti climatici favorirono lo sviluppo evolutivo e geografico delle angiosperme, con una grande abbondanza di piante erbacee e di Erbe.
Il progressivo raffreddamento del clima e una stagionalità più secca, causarono la regressione delle abbondanti foreste e favorirono la crescita delle piante erbacee che preferiscono habitat più aperti e sono meglio in grado di resistere alla scarsità di precipitazioni.

Pliocene

da 5,332 a 2,588 milioni di anni fa

Il cambiamento del clima verso una situazione più fredda, più secca e con stagionalità simile all'attuale, ebbe un notevole impatto sulla vegetazione del Pliocene riducendo le ampie foreste tropicali a livello globale.
Si espansero i boschi di caducifoglie, di conifere e la tundra, meglio in grado di adattarsi alla riduzione delle temperature e delle precipitazioni delle latitudini più alte. I pascoli e la savana si estesero in tutti i continenti eccetto che in Antartide.
Le grandi foreste tropicali si limitarono ad una stretta fascia attorno all'equatore, mentre nella zona tropicale dell'Africa e dell'Asia fecero la loro comparsa i deserti.
L'abbassamento della temperatura ebbe una influenza anche sulla vegetazione europea dove scomparvero le palme.
Il Pliocene fu comunque un’era ricca di vegetazione prevalentemente di tipo tropicale, in quanto il clima, specie nel basso Pliocene, risulta essere stato caldo. Tale clima favorì quindi lo sviluppo di ampie foreste all’interno delle quali i mammiferi furono in grado di adattarsi; sia flora che fauna assunsero già aspetti quasi del tutto moderni.

Quaternario

da 2,588 milioni di anni fa a oggi

I severi cambiamenti climatici durante i cicli di glaciazioni ebbero importanti conseguenze anche sulla flora e la fauna. Ad ogni avanzata dei ghiacci, grandi estensioni continentali si spopolavano completamente e le piante e gli animali si ritiravano verso sud mano a mano che il fronte ghiacciato progrediva. Furono situazioni di forte stress assommate alla riduzione di spazio vitale e alla scarsità delle fonti di alimentazione. I fossili mostrano tuttavia una flora non molto dissimile dalle forme attuali.

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